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Messaggio a stelle e strisce (3)

Philadelphia, Mississippi (USA). Andare incontro a nuove culture non è sempre facile: lo schianto potrebbe essere talmente forte che ti potrebbe lasciare dei rimasugli di rimpianti; ma questo non è il mio caso. Potrebbe, infatti, anche succedere che quello schianto ti faccia assimilare al meglio al nuovo ambiente, senza lasciarti alcun rammarico.È così, quindi, che più i mesi passano, più io appartengo pezzettino per pezzettino, a questa terra.

Del resto, se si vivono belle esperienze, si cerca, per quanto possibile, di condividerle: ed è ciò che vorrei fare.

Il 27 novembre si è celebrato in tutti gli Stati Uniti e in Canada la famosa Festa del Ringraziamento: un giorno, precisamente il quarto giovedì di novembre negli USA e il secondo lunedì di ottobre in Canada, nel quale le persone rendono grazie per tutto ciò che possiedono. È una festività cristiana, risalente a quando le popolazione vissute prima di noi ringraziavano Dio per quanto ricevuto nel corso dell’anno.

La parola che ovviamente descrive meglio questa data è thanks, ma c’è ancora qualcosa di più caratteristico: il tacchino. Questo comune animale è il piatto tipico del Thanksgiving, ed è accompagnato con altri cibi locali: il dressing, l’insalata di patate, i butter beans, il cavolo, la salsa di mirtillo rosso e molti altri ancora.

Trascorrendo il mio anno qui in America, ho quindi potuto vivere e assaporare tutte le tradizioni del Giorno del Ringraziamento, che spesso si può considerare già iniziato quando, fin dal primo di novembre, teenagers e adulti, postano sui social network una foto o una frase al giorno, descrivendo una persona o un sentimento per cui sono grati.

La mia host family ha organizzato una cena per parenti (dopo che abbiamo costruito un grosso tavolo), ed erano presenti circa dodici persone. Mangiando i piatti caratteristici e stando in compagnia, ho passato veramente una bella serata, diversa da come ero abituato sia qui che in Italia. Devo, pertanto, ringraziare la famiglia che mi ospita per avermi permesso di sentirmi uno di loro.

Ma non è finita qui: il giorno dopo il Thanksgiving è noto come il black Friday, il primo giorno dello shopping natalizio. La cosa particolare è che, per tutto il venerdì, i negozi mettono in vendita i propri articoli a un costo veramente basso: per esempio, televisioni di alta qualità per soli 100 dollari. Il paese si riempe di persone, le file per entrare nei supermercati possono durare anche 5 ore, e la gente diventa pazza. Càpitano infatti anche scontri e risse durante l’arco della giornata.

Cambiando argomento, come ben sapete Natale si avvicina, e le scuole si apprestano alla chiusura per il cosiddetto Christmas break; ma in cosa consiste il finale del primo semestre nelle scuole americane?

Per essere un felice studente, che passerà le vacanze natalizie in tranquillità, devi essere exempt in tutte le classi che frequenti, ovvero avere dei buoni voti e avere poche assenze. In caso contrario, prima del break devi fare un test chiamato 9 weeks test, che incorpora tutti gli argomenti incontrati nelle ultime 9 settimane. Ma non pensate che, essendo la scuola facile, sia facile anche essere esentati dal test. Infatti le assenze contano molto: se vanti una A average, puoi aver saltato soltanto 9 ore di una materia in tutto il semestre; se possiedi una B average, le ore che puoi non aver frequentato sono 4; mentre per una C average appena 1. Capita quindi spesso che, anche possedendo una buonissima media, tu debba fare il test per non essere andato a scuola 10 giorni. Fortunatamente io sono stato assente soltanto un giorno e ho una bella media, per cui non dovrò fare il test; per di più ho il permesso di saltare l’ultimo giovedì e venerdì di scuola, giorni in cui verranno effettuati i test.

Il 13 dicembre invece, proprio quando i bambini lì a casa son felici per l’arrivo di S. Lucia, ho avuto l’occasione di andare a una festa di Natale per soli exchange student. Sono partito nel pomeriggio insieme ad Andreas (studente danese), per raggiungere la destinazione a due ore di distanza. Arrivati sul posto, abbiamo goduto di un piccolo buffet composto da piatti provenienti da tutto il mondo, preparati dagli studenti stessi.

Io, non sapendo cucinare, ho portato una semplice pasta, metà condita con parmigiano e salvia, l’altra metà con del ragù. Abbiamo mangiato in modo molto internazionale e dopo cena siamo andati tutti sul porticato a parlare e a divertirci. Erano presenti, oltre a me e ad Andreas, una finlandese, un tedesco, una spagnola, una tailandese, un russo e un’americana. È stata una serata che non capita spesso, e tutti sono stati molto felici di trascorrere tempo insieme, che è sempre più in stile natalizio. Alberi di Natale, presepi e decorazioni sono infatti presenti sin dal primo dicembre e non vedo l’ora di scoprire come sarà quel Natale che ricorderò come il mio Natale americano. (3 - continua)

Jacopo Riva
Philadelphia, Mississippi (USA)

Ultimo aggiornamento (Martedì 16 Dicembre 2014 16:06)

 

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